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L’Assistente alla Comunicazione per gli alunni sordi

Article publié le lunedì 1 febbraio 2021.


30/01/2021 - Intervista a Luisa Accardo

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Luisa Accardo

Pedagogista, vice direttore area gestionale e direttore servizi educativi della Fondazione Istituto dei Sordi di Torino Onlus. Luisa Accardo è altresì Professore a contratto nei corsi di specializzazione per gli insegnanti di sostegno per conto dell’università degli studi di Torino nonché Assistente alla Comunicazione.

1) Chi è l’Assistente alla Comunicazione (AsCo)?

L’Assistente alla Comunicazione è un professionista altamente qualificato con competenze specifiche che si muovono dalla pedagogia alla didattica, dalla linguistica alla psicologia. Mastica progettazione tutti i giorni sia con l’individuazione di obiettivi sia con l’indicazione e la condivisione di strategie e materiali.
Parlando di mansioni, rispondere al cosa fa è ancora più complicato di dire chi è; il rischio è quello di banalizzare per essere sintetica o, al contrario, potrei riempire pagine e pagine perché le mansioni sono estremamente connesse con i bisogni specifici e le scelte di ciascuna persona sorda inserita in un preciso contesto. Posso dire che è un professionista che crea continuamente ponti e spazi comuni per permettere agli udenti di conoscere e comprendere il funzionamento, in termini “ICFiani”, della persona sorda che ha di fronte - come comunica, come apprende, quali sono o potrebbero essere le barriere nella comprensione, che tipo di facilitatori risultano per lei le protesi o l’impianto, per dirne alcuni. Nel medesimo spazio comune la persona sorda si presenta con lo stesso ruolo attivo per la conoscenza delle persone e per agire nel contesto.

2) Come lo si diventa?

Dovrò spesse volte usare la parola dipende: non esiste in tutta Italia un unico percorso formativo per diventare Assistenti alla Comunicazione. Porto, quali esempi, due realtà che conosco bene ovvero il Piemonte e la Lombardia. In quasi tutta la regione piemontese gli Assistenti alla Comunicazione sono laureati in Scienze dell’Educazione (L19) o hanno titoli equipollenti come, ad esempio, i cosiddetti 60 crediti secondo il decreto IORI e, al contempo, corsi di formazione e specializzazione sulla sordità che includono anche, ma non solo, i corsi di LIS e quelli per Assistenti alla Comunicazione oltre all’esperienza specifica.
In Lombardia non è indicata un’unica Laurea come titolo di studio ma viene dato risalto, oltre all’obbligo del diploma di scuola secondaria di II grado, all’esperienza maturata e ai 3 livelli di LIS e/o ai corsi per Assistenti alla Comunicazione. Siamo dunque assetati di formazione e c’è estrema necessità di Assistenti alla Comunicazione in formazione permanente. Come Istituto dei Sordi di Torino organizziamo per questo sia i corsi di LIS e i corsi annuali per Assistenti alla Comunicazione che prevedono lezioni teoriche, laboratori e tirocini attivi, sia eventi, convegni e giornate formative per tenerci e dare la possibilità di tenersi costantemente aggiornati.

3) Esistono delle leggi a tutela di tale figura?

Oltre alla legge quadro 104/92, in cui l’Assistente alla Comunicazione è citato e in base alla quale operiamo, non esistono leggi nazionali specifiche a tutela degli Assistenti alla Comunicazione se non quelle a garanzia dei diritti di qualsiasi lavoratore.
C’è da dire che formalmente il ruolo dell’Assistente alla Comunicazione non è ancora riconosciuto in tutta Italia, non si ha neanche una nomenclatura comune, non vi è accordo su come chiamarli: assistente alla comunicazione, ASACOM, interprete scolastico, mediatore alla comunicazione e potrei continuare. Il percorso di riconoscimento è avviato ma di certo non concluso e dobbiamo darci ancora da fare per l’affermazione e la tutela del ruolo.

4) Come è inquadrato contrattualmente un Assistente alla Comunicazione?

L’inquadramento e le tipologie contrattuali applicati sono strettamente connessi alla risposta precedente. Anche qui un dipende: si va dalle partite IVA ai contratti da dipendente a tempo determinato o indeterminato, contratti di collaborazione o, addirittura, contratti stagionali o con pagamento a ore. Si può essere inquadrati come educatori, come assistenti, come OSS. Il range è davvero ampio, troppo e non vi è garanzia di uguale trattamento in tutta Italia. Ad esempio, La Fondazione Istituto dei Sordi di Torino prevede, sulla base dell’Accreditamento con la Città di Torino che regolamenta il servizio anche in termini di tutela degli Assistenti alla Comunicazione, la stabilizzazione degli stessi con l’applicazione di CCNL da dipendente.

5) Chi si occupa dell’assegnazione dell’AsCo all’alunno sordo e del relativo monte ore?

Quante ore, chi eroga il servizio o chi lo gestisce, per quanto tempo, chi sceglie l’Assistente alla Comunicazione: non vi è un’unica risposta, c’è una complessa disarticolazione del servizio, finanche a livello regionale, che non permette uguale trattamento e uguali diritti alle persone sorde. Ci sono studenti che hanno 3 o 4 ore a settimana di servizio, altri che hanno garantita una piena copertura settimanale, alcuni hanno interventi solo all’interno della scuola, per altri è possibile una progettazione anche in contesto extrascolastico. Talvolta è la famiglia a scegliere l’Assistente alla Comunicazione anche se il più delle volte l’abbinamento assistente - persona sorda è effettuato dall’agenzia che ha in carico il progetto o dalla scuola.

6) Quali sono le criticità legate a questa professione?

Le criticità sono esattamente tutte quelle di cui ho parlato prima, riassumibili nel concetto di disomogeneità, che rende altamente complicati l’affermazione e il riconoscimento del ruolo e delle competenze degli Assistenti alla Comunicazione.
Nella quotidianità le difficoltà sono legate perlopiù alle relazioni con altre figure professionali, in particolare nel comparto scuola, che faticano a modificare la propria modalità di fare didattica. Si pretende che sia la persona sorda a doversi adattare alla metodologia d’insegnamento classico anziché modificare in ottica inclusiva il modo di insegnare, tenendo conto dell’alunno sordo in aula.

7) Un insegnante di sostegno adeguatamente preparato potrebbe ricoprire anche il ruolo di AsCo?

Sono sempre di più le esperienze di reale e cospicua collaborazione tra insegnante di sostegno e Assistente alla Comunicazione: ci si accorda sulle strategie, sulla preparazione di materiale, si perseguono obiettivi comuni e insieme si tenta di evitare il rischio del “pensateci voi” ovvero di delega di responsabilità degli apprendimenti da parte dei docenti di materia. Purtroppo ancora molto dipende dalla disponibilità personale di ciascuno e non dal ruolo ricoperto.
Se un insegnante di sostegno adeguatamente preparato possa ricoprire anche il ruolo di Assistente alla Comunicazione? Formalmente sì, se ha frequentato corsi professionalizzanti e ha espletato esperienze nel settore ma forse bisognerebbe chiedersi se è conveniente che due professionalità, con specifici e distinti ruoli, siano convogliate in un’unica persona e, a questo punto, anche un Assistente alla Comunicazione potrebbe divenire un insegnante di sostegno.

8) Con quali altre figure è solito interfacciarsi l’AsCo?

Esattamente con tutte le figure con cui si interfacciano, costantemente o in modo meno frequente, il bambino o il ragazzo sordo e la sua famiglia. L’Assistente alla Comunicazione agisce da protagonista all’interno di una rete di professionisti sanitari - Logopedisti, Neuropsichiatri Infantili - scolastici - insegnanti di materia, insegnanti di sostegno, referenti BES, Dirigenti Scolastici - e sociali - educatori e assistenti sociali - con i quali predispone progettazione e condivide il percorso di apprendimento e, più in generale, di crescita dell’alunno sordo.
Al centro di questa rete c’è la persona sorda e la sua famiglia che, per il concetto di autodeterminazione, regola, propone e si impegna in tale progettazione.
Ed è per questo che continuo a sostenere l’idea di un unico documento condiviso tra tutti questi attori: una è la persona, uno è il progetto. Questo è ciò che dovrebbe essere, non sempre è la realtà.

9) AsCo e ASACOM: quali (eventuali) differenze?

Riprendo un concetto già espresso in precedenza: in questa fase in cui la professionalità dell’Assistente alla Comunicazione non è ancora riconosciuta, ritengo che più continuiamo a differenziare e rendere frammentarie le proposte di servizio, e quindi la nomenclatura, più sarà difficile garantire un giusto intervento alle persone sorde.
Dobbiamo partire dai bisogni specifici della singola persona sorda per progettare il servizio riducendo o eliminando le barriere, favorendo la crescita e garantendo i diritti e non il contrario. Va ribaltata la logica, spesso percorsa dagli enti sociali e sanitari, secondo cui “c’è un Assistente alla Comunicazione con competenze base di LIS e tu, studente sordo madrelingua LIS, devi accontentarti” oppure “sei un ragazzo sordo che ha necessità di una mediazione per incontrare un gruppo di amici nel tuo tempo libero ma, mi dispiace, l’intervento dell’Assistente alla Comunicazione è solo a scuola”. Le differenti mansioni di interprete scolastico, di assistente “solo” alla comunicazione o di assistente “anche” all’autonomia rischiano, da un lato, di suddividere il servizio tra più professionisti con cui la persona sorda dovrà interfacciarsi, dall’altro di non dare risposte adeguate ai bisogni multipli: non è raro che uno studente abbia bisogno di un interprete scolastico per le lezioni di storia, un assistente alla comunicazione LIS per le lezioni di psicologia e un assistente alla comunicazione e all’autonomia per le relazioni con i pari o per lo studio autonomo.

10) Tempo fa si è annunciata la firma di un protocollo d’intesa tra l’ENS (Ente Nazionale Sordi) e il Ministero dell’Istruzione in merito a un progetto di formazione rivolto a docenti di sostegno e curricolari per l’acquisizione delle competenze in Lingua dei Segni Italiana. Cosa ne pensi?

Sono ampiamente favorevole a una proposta che vada nella direzione della formazione che comprenda anche la LIS rivolta ai docenti di qualsiasi ordine e grado di scuola. Sappiamo però che avere competenza in lingua dei segni non significa necessariamente essere in grado di insegnare a degli studenti sordi; pertanto, fermarsi al solo insegnamento della LIS senza affrontare temi di didattica inclusiva e non considerando quegli studenti che, per scelta loro o delle famiglie, non segnano ma sono sordi, sarebbe riduttivo e incompleto. LIS sì ma anche strumenti e strategie per una didattica realmente inclusiva.
Approfitto per dire che tale formazione dovrebbe essere garantita non solo nelle scuole in cui è presente un alunno sordo ma in tutte le scuole perché la letteratura e l’esperienza diretta dell’Istituto dei Sordi di Torino ci dicono che i segni possono essere un buon canale comunicativo alternativo e/o aumentativo anche per molti studenti con Bisogni Educativi Speciali che non sono sordi ma che presentano difficoltà comunicative come in alcune disabilità, criticità relazionali, stranieri con una L1 che non è l’italiano. Inoltre sono numerosi gli studi in cui emerge come l’apprendimento della LIS da parte di qualsiasi bambino ha rilevanti ricadute sull’apprendimento e su alcuni aspetti cognitivi ed emotivi, memoria visuo - spaziale ed empatia, tanto per citarne due.

11) In Italia non è ancora stata riconosciuta la Lingua dei Segni. Qualora ciò accadesse, quali prospettive intravedi per gli AsCo?

Quando questo accadrà dovremmo tutti fare salti di gioia, senza antagonismi, perché sarà il riconoscimento di una lingua e del diritto all’utilizzo della stessa. E il riconoscimento di un diritto, di qualsiasi natura esso sia, è sempre una buona cosa che aggiunge a qualcuno, fosse anche uno solo, e non toglie nulla a nessuno.
Vedo più benefici sulla vita delle persone sorde che usano la LIS e solo di riflesso sugli Assistenti alla Comunicazione perché il riconoscimento della professione non può passare solo dal riconoscimento della lingua dei segni italiana.
È pur vero che tale riconoscimento dovrebbe confermarne anche il diritto all’uso in tutti i settori aperti alla cittadinanza, dagli ospedali ai tribunali, dagli eventi culturali agli uffici amministrativi e in questo potrebbero essere occupati Interpreti e Assistenti alla Comunicazione con alte competenze in LIS.

12) Quali sono i metodi per insegnare a leggere e a scrivere ai bambini sordi?

I metodi sono pressoché infiniti e non sempre così ben distinti da essere incasella2) Come lo si diventa?
Dovrò spesse volte usare la parola dipende: non esiste in tutta Italia un unico percorso formativo per diventare Assistenti alla Comunicazione. Porto, quali esempi, due realtà che conosco bene ovvero il Piemonte e la Lombardia. In quasi tutta la regione piemontese gli Assistenti alla Comunicazione sono laureati in Scienze dell’Educazione (L19) o hanno titoli equipollenti come, ad esempio, i cosiddetti 60 crediti secondo il decreto IORI e, al contempo, corsi di formazione e specializzazione sulla sordità che includono anche, ma non solo, i corsi di LIS e quelli per Assistenti alla Comunicazione oltre all’esperienza specifica.
In Lombardia non è indicata un’unica Laurea come titolo di studio ma viene dato risalto, oltre all’obbligo del diploma di scuola secondaria di II grado, all’esperienza maturata e ai 3 livelli di LIS e/o ai corsi per Assistenti alla Comunicazione.
Siamo dunque assetati di formazione e c’è estrema necessità di Assistenti alla Comunicazione in formazione permanente. Come Istituto dei Sordi di Torino organizziamo per questo sia i corsi di LIS e i corsi annuali per Assistenti alla Comunicazione che prevedono lezioni teoriche, laboratori e tirocini attivi, sia eventi, convegni e giornate formative per tenerci e dare la possibilità di tenersi costantemente aggiornati.

13) Quali possono essere strategie utili a favorire l’inclusione scolastica?

È una domanda molto ampia da trattato di pedagogia dell’inclusione. Posso dire che la prima cosa è di certo la volontà di costruire una scuola inclusiva: le resistenze all’interno dei consigli di istituto sono ancora presenti ma sempre più spesso si riescono ad avviare progetti inclusivi se non per tutte le ore di lezione almeno per alcune. Queste segnano l’inizio di una sperimentazione che poi tende a diffondersi anche in altri insegnamenti.
La tecnologia è sicuramente uno strumento a supporto dell’inclusione, se utilizzata nel modo corretto. “Per i sordi i linguaggi visivi sono utili alla comprensione”. Vero, ma se si proietta un video in aula senza la valutazione dei contenuti in base alle conoscenze dello studente sordo, senza sottotitoli o con i sottotitoli con linguaggio a bassa frequenza d’uso, al buio - compreso l’Assistente alla Comunicazione che sta segnando accanto alla LIM - con immagini frammentate e “staccate” tra di loro, tutto questo non è per nulla inclusivo.
Al contrario, la ricerca e la produzione di materiale che tiene conto delle competenze linguistiche della persona sorda, che coniuga nuovi saperi con saperi pregressi, la didattica che prevede la possibilità di vedere - sperimentare - fare - verificare, permettono di andare nella direzione di una lezione accessibile a tutti.

14) Quali benefici pensi apporterebbe l’inserimento della LIS come materia scolastica?

Tantissimi! Ne elencherò alcuni, senza dilungarmi nelle spiegazioni.
Si ampliano: le capacità di memoria a breve e lungo termine e la memoria di lavoro; le capacità intenzionali di osservare, riprodurre, imitare anche “a specchio”; le capacità motorie fini; la conoscenza di sé e del proprio corpo; le capacità di attivare e mantenere attenzione e concentrazione; il lessico e le competenze metalinguistiche anche nella propria lingua; le capacità empatiche e il rispetto dell’altro. Queste davvero sono solo alcune, potrei aggiungerne molte altre alla lista. E poi si impara una nuova lingua. Qualcuno ha mai sentito dire che imparare una nuova lingua possa nuocere alla salute?

15) Cosa ti piace del tuo lavoro?

Adoro il mio lavoro per tutto quello di cui ho parlato. Per le fatiche nel dover sostenere il ruolo di fronte a professionalità che, ignorando il funzionamento della sordità, pensano di non dover cambiare di una virgola il loro approccio ma anche per il piacere che deriva dal fare formazione, dal mediare e dal vedere cambi di direzione anche in quegli stessi professionisti che prima non ne avevano alcuna intenzione.
Per la frustrazione condivisa con una persona sorda legata alle difficoltà di comunicazione con un pari ma anche la soddisfazione quando questa viene in ultimo superata senza il mio intervento perché significa che la strategia su cui abbiamo lavorato insieme è diventata la sua strategia.
Per la condivisione di “gioie&dolori” con i colleghi, il piacere di nuovi studi e sviluppi di nuovi metodi inclusivi; per i messaggi di stima delle famiglie e per gli studenti seguiti nel mio percorso lavorativo che, cresciuti e con i figli, ti invitano a casa loro per cena e che non smetteranno mai di far parte del mio percorso di vita.

https://www.viverefermo.it/2021/02/01/lassistente-alla-comunicazione-per-gli-alunni-sordi/895544/

di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it


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